venerdì 30 novembre 2007

voglio una stufa [titolo idiota...]

Voglia di verità. Voglia di sentire il vento urlare. Voglia di guardare il mondo con occhi diversi. Voglia di capire come affrontare le cose. Voglia di distinguere il giusto dallo sbagliato, il cattivo dal buono. Voglia di conoscere gente nuova. Voglia di capire cosa il futuro vuole da me, ma soprattutto cosa io voglio dal futuro. Voglia di capire cosa e quanto devo aspettarmi dagli altri.
Stufa di aspettare sempre i comodi altrui. Stufa di arrabbiarmi con i miei genitori. Stufa di prendere a pugni l'aria perché non so dire le cose in faccia. Stufa di me. Stufa di non essere capita. Stufa di essere guardata dall'alto verso il basso. Stufa di perdere tempo. Stufa di essere così volubile.

Voglia di ricominciare tutto, ma proprio tutto, da zero.
Stufa un po' di tutto e un po' di niente.
Pubblicato da Vale;) alle 19:39 | 3 commenti  
martedì 27 novembre 2007

ogni volta che torna sera

E ogni volta che torna sera
mi prende la paura
ogni volta che torna sera
mi prende la paura
E ogni volta che non c'entro
ogni volta che non sono stato
ogni volta che non guardo in faccia a niente
e ogni volta che dopo piango
ogni volta che rimango
con la testa tra le mani
e rimando tutto a domani


Rileggo vecchi diari e mi rallegro a rivivere vecchie scene e vecchie situazioni che avevo quasi dimenticato. Penso a quando mi divertivo con poco, a quando mi mettevo nei casini ma mi piaceva farlo, perché volevo provare a trovare una soluzione a tutto. Oggi cosa mi resta? Qualche pagina bianca di un diario che ho smesso di riempire tanto tempo fa. Con la testa fra le mani provo a buttare giù qualche riga, a riempire qualche foglio che poi andrà disperso in qualche quaderno o libro di scuola. Perché ho smesso di scrivere un diario? Forse la troppa frenesia mi impedisce di trovare il tempo per riempirlo di ricordi… Eppure quella agenda del 2006 che funge da tale è perennemente appoggiata, chiusa, sulla scrivania ad attendermi, con vicino una matita. Qualche sera mi viene la voglia di prenderla in mano, di aprirla e provare a scrivere i pensieri della giornata, ma poi ci rinuncio, troppo impegnativo concretizzarli. Allora provo a scrivere qualche racconto nato dalla mia fantasia, ma poi arrivo al punto in cui non so più come continuare, perché le aspettative non so farmele, perché non so guardare lontano.
Oggi a riempire le pagine del mio diario ideale ci sono un tramonto bellissimo, la pioggia, l’arcobaleno, una guida niente male, un gioco di parole, il Sole, una discussione, la poca fiducia in quello che dico, gli aneddoti scemi di una prof di matematica e tanto tanto altro. Ma in verità cosa resterà di questa giornata? Forse niente, forse mi tornerà in mente qualche particolare che all’inizio non mi sembrava importante, forse tutto. Solo che vorrei poter lasciare spazio per episodi più rilevanti e significativi. Come quando rivivi quei momenti che pur non avendoli scritti in un diario, ti basta pensarci su per svegliare le farfalle nello stomaco, quella sensazione così piacevole che vorresti poter provare sempre, e che ti auguri potrai provare sempre.
Non mi resta che sperare che i secondi si allunghino o che si moltiplichino, perché anche se di tempo non ne ho quasi più bisogno, non voglio che le azioni si susseguano troppo veloci perché il mio tempo di reazione è lento, anche se si sta organizzando per migliorare.
Pubblicato da Vale;) alle 21:24 | 0 commenti  
giovedì 22 novembre 2007

Mandy Moore _ Only Hope



There's a song that's inside of my soul.
It's the one that I've tried to write over and over again
I'm awake in the infinite cold.
But you sing to me over and over and over again.

So, I lay my head back down.
And I lift my hands and pray
To be only yours, I pray, to be only yours
I know now you're my only hope.

Sing to me the song of the stars.
Of your galaxy dancing and laughing and laughing again.
When it feels like my dreams are so far
Sing to me of the plans that you have for me over again.

So I lay my head back down.
And I lift my hands and pray
To be only yours, I pray, to be only yours
I know now, you're my only hope.

I give you my destiny.
I'm giving you all of me.
I want your symphony, singing in all that I am
At the top of my lungs, I'm giving it back.

So I lay my head back down.
And I lift my hands and pray
To be only yours, I pray, to be only yours
I pray, to be only yours
I know now you're my only hope.
Pubblicato da Vale;) alle 18:37 | 4 commenti  
domenica 18 novembre 2007

post veramente importante, questa volta




Quanti sono i telefoni cellulari che giacciono inutilizzati nei cassetti delle nostre case? Si tratta di oggetti che diventano rapidamente obsoleti (la vita media di un telefono mobile non supera i due anni), e quindi inutili, spesso dimenticati in un cassetto, anche perché non si sa mai bene dove buttarli. Eppure questi oggetti possono acquisire molto valore, grazie alla campagna di raccolta promossa dal MAGIS.
Nei prossimi mesi la campagna si allargherà ulteriormente, coinvolgendo istituzioni ed aziende a livello nazionale e locale ed aumentando il numero dei luoghi in cui sarà possibile depositare i propri apparecchi non più in uso, certi che dei proventi derivanti da questa operazione beneficerà chi ne ha davvero bisogno.
Ad occuparsi del recupero e smaltimento dei telefonini è Cmr Corporate Mobile Recycling Ltd, azienda del Regno Unito specializzata nel riciclo dei telefoni cellulari usati, realizzato nel pieno rispetto del quadro legislativo europeo in materia ambientale. Nel corso del 2006, centinaia di società europee hanno affidato a Cmr il riciclo di centinaia di migliaia di cellulari: tra queste, la spagnola Entreculturas, ong “sorella” del Magis nell’ambito della rete Xavier, ed Oxfam, storica ONG inglese. In entrambi i casi, la raccolta ed il riciclo dei telefoni ha consentito di sviluppare una nuova fonte di reperimento finanziario per i progetti relativi alla cooperazione e allo sviluppo.
Tornando al caso italiano, quali sono, nel dettaglio, i passaggi attraverso i quali i cellulari raccolti si trasformano in denaro da destinare ai progetti del MAGIS? A quest’ultimo compete la raccolta e la spedizione del materiale in questione a Londra: è nella capitale inglese che Cmr si occupa di separare i dispositivi ormai inutilizzabili da quelli ancora funzionanti. I primi vengono smaltiti in maniera adeguata, garantendo la corretta gestione di tutte quelle sostanze pericolose per l’ambiente. I secondi vengono riparati, se necessario, e immessi nel mercato dell’usato. In entrambi i casi, Cmr assicura al MAGIS un corrispettivo per ogni cellulare ricevuto dall’Italia.
Gli introiti ricavati da questa raccolta verranno utilizzati per finanziare alcuni progetti, a partire da due importanti iniziative in favore dell’Africa: la realizzazione di cucine solari in Ciad ed il sostegno ad un ospedale per bambini malati di Aids in Kenya.
[ulteriori info sul sito www.magisitalia.org]

La parte più importante però sta qui: uno scatolone per la raccolta dei cellulari usati c'è anche a scuola nostra, e ad occuparsene è la professoressa Zumin. La cosa che non viene specificata nel sito è che i cellulari possono essere funzionanti o meno, l'importante è che non abbiano la scheda SIM all'interno; un'altra cosa è che non serve consegnare anche il caricabatteria.
L'iniziativa mi sembra simpatica, alla fine tentar non nuoce. E anche se il progetto non andrà a buon fine almeno ci avrà liberato un po' di posto nei cassetti =)
Pubblicato da Vale;) alle 12:18 | 2 commenti  
sabato 17 novembre 2007

quel qualcosa che

I miei MA, i miei PERCHé, i miei FORSE, cosa contano? Le mie parole cosa contano? Oggi proprio niente, oggi sono vuote, sono vuota anch'io.
Piccone in latino, quasi piccone in arte. Pomeriggio vuoto.
Le ore passano lente, pesanti, ma incorporee. I pensieri mi annebbiano la mente, se n'è accorta persino mia madre, che adesso continua a fare battutine sceme, inconsapevole di farmi solo stare peggio. Non è nemmeno colpa sua in fondo, ho deciso io di dirglielo tardi; probabilmente se i suoi consigli avesse cominciato a dirmeli da subito le cose sarebbero andate diversamente, ma, ripeto, è stata colpa mia. Colpa mia, che credo che lei non possa capirmi. Ma in fondo io cosa sono in grado di capire? Pressocchè, nulla. Non so mai quanto a fondo devo buttarmi nelle cose, quanto devo aspettarmi, e mi butto sempre tanto e mi aspetto sempre troppo.
Fino a che una sera cominci a chiederti se tutto quesllo che stai facendo è giusto, e non riesci a dormire. Non ti penti di ciò che hai fatto col cuore, vero, lo confermo, però c'è qualcosa che mi manca. Quella qualcosina che.. che.. che buh, non saprei, è passato troppo tempo dall'ultima volta che ero veramente veramente felice.
Il vento che ti si infila dappertutto, che ti scompiglia i capelli, che ti fa volare lontano al tempo in cui la mente era libera. La gente mi corre attorno, frenetica, ma io oggi ho deciso di fermarmi, e non so se ho voglia di ripartire, non subito, perlomeno.
Pubblicato da Vale;) alle 20:48 | 1 commenti  
martedì 13 novembre 2007

l'isola

quando vivi navigando
tutti i porti sembrano lo stesso
e l'inverno taglia le tue vele
ma io stavo naufragando
me ne rendo conto solo adesso
che risento il sangue nelle vene
e sabbia calda sotto me


Aprile 2007, il giorno non me lo ricordo. Rossetti. Il solito concerto al Rossetti: un casino. Paura, emozione, Ricky che sta male. Fede, David, Alex, ve la ricordate la voce di Ricky che durante la prova generale fa “non mi sento troppo bene”, noi ci giriamo e lui è bianco come uno straccio? Mamma che ansia che ci aveva messo… E poi le parti che nessuno sapeva veramente bene, io men che meno. Le sciarpe rosa, il clarinetto, la chitarra, Matteo. Stefano. Il microspogliatoio, le scale, il palco, il sipario sempre aperto. L’isola e i Neri per Caso. L’isola che non c’è e Bennato. E poi noi, che a confronto non eravamo nessuno XD

apro gli occhi e vedo un'isola
(un'isola)
forse questa è la mia isola
(la mia isola)

Marzo 2005, 29, me par, diremo la notte tra el 29 e el 30. Parma e dintorni. Notte, sonno, felicità. Un messaggio felice, una me felice. Il mio letto occupato, un poggia-valigie scomodo, due materassi per dormire in 4. No grazie. Il letto libero di Matteo, la comodità di un letto solo per me. L’accoglienza di un amico, il prof che non deve scoprirmi. L’alba del 30, la più bella alba fino ad oggi. Il ritorno in camera scalza, il perdersi per l’albergo alle 6 di mattina.

che dolce isola è
sulle carte non c'è
che dolce meta per me
e in cielo batte un sole vero
che dolce isola sei
io mai ripartirei
che dolci notti darai
in pieno mare c'è un tesoro


Luglio 2007, 22 e non solo. Grado. La mia mogliettina, casa sua. Le lunghe chiacchierate a mollo. Il sale, la sabbia, il tennista. Il Ventidue. Chiara. Chiara e le foto al tennista. Il bagnino patato e il far finta di annegare per attirare l’attenzione del bagnino. Il bagnino che quasi ci tira sotto con la sua barchetta. I dubbi e le paure, il sole e le risate. I costumi a fascia, gli smalti brillantinosi, le cover dei cellulari brillantinose. La Luna che sparisce dietro l’orizzonte.

quando vivi navigando
solo sale ti rimane addosso
la tempesta gonfia le tue vele
navigando mi domando
se fuggivo solo da me stesso
se potevo stare così bene
la risposta adesso c'e'

Agosto 2006, una settimana da Dio. Spello, Assisi, Loreto. Pellegrinaggio. La notte in treno, Venezia di notte, Bologna di notte, Spello all’alba. Amelia, il centro di recupero di Don Pierino Gelmini, i ragazzi e le loro testimonianze. Le lacrime, le tante lacrime, la vocazione. I sorrisi sinceri, le chiacchierate sincere, gli abbracci sinceri. Addormentarsi ovunque, non dormire mai. La notte di San Lorenzo, neanche una stella cadente, nessun desiderio da affidare al cielo. Tanti desideri realizzati nell’arco della settimana, lo stesso, in barba alle stelle.

ogni uomo cerca un'isola
(un'isola)
ad un uomo basta un'isola
(la mia isola)

Ottobre 2007, 14. Stardust. L'isola.

che dolce isola sei
io mai ti lascerei
che dolce acqua mi dai
ed in petto batte un cuore vero
che dolce isola sei
io mai ripartirei
che dolci notti mi dai
è in pieno mare il mio tesoro
Pubblicato da Vale;) alle 22:45 | 3 commenti  
sabato 10 novembre 2007

scene vissute a rallenty

Come quando una prof di lettere lancia i dadi per estrarre le prossime due vittime sacrificali da interrogare, e Fede e Giugiu percepiscono ogni movimento del dado, che salta e rimbalza, creando ogni volta un rimbombo nella loro mente, fino al decreto finale. Un po' di paura, in qugli interminabili attimi in cui la prof non si decide a parlare. Poi scoprono che non solo loro e il tempo riprende ad andare avanti al tempo normale.
Come quando una Honda Civic blu del 2000 non rispetta una precedenza e prosegue inesorabile. Bene, mentre il sole mi abbaglia riflettendosi sulla carrozzeria, ho il tempo di pensare a come reagire: se inchiodo faccio un volo, se non provo a frenare faccio comunque un volo, se sterzo per evitarla vado addosso ad altre macchine, non mi resta che cercare di ridurre al minimo la velocità dell'impatto. Così faccio, e un secondo dopo, accompagnata dall'esclamazione di una vecchietta (che poi però non oserà avvicinarsi), "oh mamma...", senza rendermene conto, sono per terra. Il mondo, dopo essersi fermato per lasciarmi riflettere, ricomincia a girare, forse troppo veloce, ma deve recuperare i giri persi per avermi farmi un favore.
Come quando, mentre sei circondata dalla folla, lo vedi: è lì che aspetta te. In quei pochi metri che vi separano provi a pensare alla frase meno scema da dire, anche se sai che sarà difficile trovarne una; nella mente ti passano mille possibili argomenti di conversazinoe che poi, naturalmente, svaniscono. Allora che fai? Sorridi e dici semplicemente "Ciao!". E il cuore ricomincia a battere a velocità normale, anche se qualche volta dà qualche accelerata.
Come quando, per togliere quel benedetto rumore bianco, canti e ricanti e canti di nuovo, fino a che resti senza fiato. Mentre pronunci quella O studi la posizione giusta del diaframma, pensi che la nota deve passare dietro e uscire da sopra la testa: ma quando ti sembra di arrivarci, resti senza fiato, e quella che per te era un'eternità, è nulla a confronto del fiato degli altri che vanno ancora avanti. Sto giro il rallenty è durato particolarmente poco LOL
Pubblicato da Vale;) alle 18:23 | 5 commenti  
lunedì 5 novembre 2007

cambia tutto in un secondo

E una sera ti sembra di essere tornata quella di prima, quella che va d'accordo col direttore di coro, quella apatica, quella a cui non interessa saltare un'interrogazione perché tanto "il professore capirà", quella che preferisce la solitudine alla massa, il silenzio alle parole inappropriate. E' da ieri sera che è venuta a farmi visita una me vecchia, che avevo abilmente messo da parte dopo tante delusioni e arrabbiature, che credevo non esistesse più. Invece no. Stamattina non mi dava pace, mi tormentava, come qualcosa di alieno dentro di me, che poi tanto estraneo non è; non avevo mai imparato a conviverci con questa vecchia me, e neanche oggi ci riesco. Ieri sera ho provato a convincermi che fosse solo un po' di mal di testa, un innoquo mal di testa. Oggi provo a pensare che sta soltanto cambiando il tempo, che è un fattore esterno a me, però un po' di paura c'è lo stesso.
E' inevitabile però fare un confronto con quella che ero prima.. un po' meno allegra, un po' più innoqua. Ho sempre odiato la me stessa precendente alla versione moderna, non riuscivo mai ad essere pienamente onesta, vera.
Se i mie pensieri già di suo corrono veloci, oggi in testa ho tutto un vorticare. Riesco a malapena a raggiungerne uno che questo scappa e si fa largo un altro, poi un altro e un altro ancora. Ero tentata ad andare a buttarmi sul molo Audace oggi, a distendermi a pancia in su, condividere i miei pensieri con le nuvole, cercare qualche risposta ai miei mille dubbi, ma poi ho pensato che ci sono questioni ben più importanti delle mie insulse scorribande mentali, ci sono i compiti di matematica per domani. In fondo, che importanza hanno i miei progetti per un futuro che non vede oltre il proprio "naso dei due giorni dopo", messi a confronto con la stupida donna che ci insegna la matematica? Nessuna.
Forse ho soltanto un po' [tanta] paura, di tutto.
E cambia tutto in un secondo.
Pubblicato da Vale;) alle 15:56 | 3 commenti  
giovedì 1 novembre 2007

mani

giorno per giorno
sempre ballando
non prendere mai questa vita
nè poco nè troppo sul serio
vento per vento
a favore oppure contro
cosa c'è di male in fondo
a vivere?


Mi guardo le mani, cos'hanno di speciale oggi? Mi sembrano diverse... Non so, la sinistra ha le solite due cicatrici dell'incidente sul dorso e in più una macchietta bianca su un'unghia; la destra ha un'altra macchietta bianca e niente più, sembra. Entrambe hanno le dita storte e le palme grandi da "scarigador de porto" (non mi ricordo neanche più chi le aveva definite così). E poi c'è il solito tremore che non le abbandona mai. Mi piacciono, anche perché così non sembrano delicate, indifese e impaurite, ma un po' più "dure". Sarà che ho una certa fissazione con le mani (non solo con le mie, ovvio), sarà che mi piace un sacco guardarle, osservarne i movimenti, sentirne il calore, la differenza di temperatura dalla palma alle punta delle dita. Le mani parlano, un po' come i respiri e i sospiri: aiutano la mente a lavorare. Le mie mani non stanno mai ferme, sarà forse che penso troppo?
Mani nervose che sudano, mani impaurite che tremano, mani insicure che temporeggiano, mani artistiche che disegnano e che scrivono, mani calde che lavorano, mani grandi che accarezzano, mani bambine che giocano, mani curiose che esplorano.
Chissà se dalle mie mani, dai loro movimenti, si riesce a capire il mio stato d'animo. Chissà se, quello che non riesco a dire a parole, esce da qualche altra parte sotto qualche altra forma: da una sgurado, da un movimento del capo, da una carezza. A volte mi sembra di sì, a volte di no. Eppure sento come un senso di torpore, è come se le mie mani oggi non si fossero svegliate. Le guardo mentre si muovono quasi da sole, quasi in un sogno.


giorno per giorno
sempre saltando
il cielo non tiene la terra
decide che siamo pesanti
vento per vento
a favore oppure contro
cosa c'è di male in fondo
a vivere?





Nonna, com'erano le tue mani? Erano grandi o piccole? Sicure o insicure?
Non ti ricordo quasi più, sai? Dodici anni sono tanti e io ero tanto piccola, non mi sarei mai immaginata che te ne saresti andata così velocemente da me, da tutti noi. Se l'avessi saputo avrei cercato di stampare meglio la tua immagine nella mia mente, per non dovermi rifare a delle fotografie per ricordarmi del tuo bellissimo sorriso, dei tuoi grandi occhi che non mi perdevano di vista un attimo.
Le tue mani mi sorreggevano se cadevo, mi accarrezzavano se mi facevo male, mi asciugavano le lacrime quando ero triste.
Vorrei che tu fossi qui con me adesso, ad asciugare, come una volta, le lacrime che salgono ogni volta che ti penso. Ogni volta che ti penso mi viene un nodo in gola e respiro a fatica.
Mi manchi.
Pubblicato da Vale;) alle 15:35 | 3 commenti  
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