esordisco con un intervento che avevo già postato nel vecchio blog [che quelli scemi di MSN si sono mangiati senza darmi una spiegazione, che rabbia]. mi scuso se non sono stata capace di creare un nuovo intervento per il nuovo blog, ma sono troppo incasinata, e oggi anche particolarmente incazzata...
vale;)
Nessuno sa che esisto.
DIO
Dov'è casa mia? Sono solo... C'è qualcuno con me? Per me?
Bocca, cuore, gente, asfalto, passi lesti, verde, rosso, cielo, volo, bancarelle, corri, spera, affanno, ferma tutto...
Dov'è casa mia? Sono solo... C'è qualcuno con me? Per me?
Ma se fossi io a sbagliare le domande, Dio?
"Fai di me la tua casa, perché anche i più lontani possano essere dimora di Dio. Anche Maria è una donna delle periferie."
Eppure, l'umile "sì" di quella giovane donna in quella casa di periferia, ai margini della società, aprì le porte della salvezza dell'umanità. Case, gente, volti, voci, mani tese, cuore, aria, occhi...
Qui c'è Amore!
Ed io non mi sento più solo. Io non sono più solo. Io ho una casa: è qui, è qui, è qui. E tutti noi abbiamo una casa, qui, a Loreto: pietre che ci raccontano anche la povertà.
Lassù, nel santuario, ci sono poche pietre: formavano la casa di Maria a Nazareth, la casa nella quale entrò l'angelo Gabriele per portare la grande notizia a una giovane ragazza. Pensate - un po' smarrita - Dio voleva diventare suo figlio. E questa è proprio la casa in cui Maria ha pronunciato "il Sì", la casa in cui pare di sentire i passi delicati di Maria, la voce di Giuseppe, di Gesù, i respiri di milioni di pellegrini che per lunghi sei secoli sono entrati dentro queste mura.
Qui, sotto questa curva di cielo, a guardarci la vita, dentro le mani vuote, qui, in questa piazza di tutti, in questa via di nessuno, cerchiamo parole solo per far sognar qualcuno.
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Grandi e sublimi, distruttrici, vittoriose, felicità e infelicità, invocati o no, fanno il loro solenne ingresso. Ornano e rivestono coloro che copiscono di gravità e sacralità. La felicità è ricca di spavento, l'infelicità di dolcezza; indivise sembravo venire l'una e l'altra dall'eterno, grandi e terribili ambedue.
Non riesco a capire dove sta il bene e dove sta il male.
Il bene e il male si confondono, ci confondono.
Ci confondono con la loro piacevolezza, ma il vero piacere io non lo trovo più.
Sono due facce di me.
Ogni volta che voglio fare il bene, trovo in me soltanto la capacità di fare del male. Chi mi libererà?
Ogni volta che voglio fare il bene, trovo in me soltanto la capacità di fare del male. Sono veramente ciò che gli altri dicono di me? O sono soltanto quale io mi conosco?
Inquieto, pieno di nostalgia, malato, come un uccello in gabbia, affamato di colori, di fiori, assetato di parole buone, di compagnia.
Tremante di collera davanti alle offese, agitata per l'attesa di grandi cose.
Stanco.
Preoccupata.
Stanco e vuoto nel pregare, nel pensare, nel creare. Spossato e pronto a prendere congedo da ogni cosa.
Chi sono dunque? Oggi sono una, domani l'altra. Chi sono?
Davanti agli uomini sono un simulatore. Davanti a me stesso sono uno spregevole vigliacco.
CHI SONO?
Chiunque io sia Tu mi conosci.
Chiunque io sia Tu mi conosci.