sabato 29 dicembre 2007

se ti porti dietro il mondo porta dietro pure me

Qual è l'istante che disegna una vita?
Quand'è che capisci a che cosa è servita?
C'è chi patteggia con le sue frustrazioni
e chi come me procede a tentoni
Ma benedico quei giorni
in cui tutto è uno sbaglio
l'amaro dentro è come un'arma da taglio
Mantenere la calma non fa parte del ruolo che ho



Quest'anno ho voglia di cambiare, non farò il riassunto e il bilancio delle cose fatte durante il 2007, ormai quello che è andato è andato, e poso ritenermi abbastanza soddisfatta. Adesso voglio guardare al futuro, e in questi pochi giorni che mi separano dal 2008 provo a pensare a cosa vorrei dall'anno nuovo... Mentalmente mi preparo già una possibile scaletta dei dodici buoni propositi da enunciare alla cena del 31, e il primo so già quale sarà: come si parlava con Marco, di farmi tornare la voglia di studiare, perché, come ha detto invece David, qui non si vede l’ora che arrivi giugno per smettere di studiare matematica. La matematica non sarà mai il mio mestiere, Venditti rulez. E poi, boh, riciclerò alcuni propositi di quest’anno, che naturalmente non si sono avverati e probabilmente non si avvereranno neanche l’anno prossimo, ma tentar non nuoce. Uno sarà sicuramente provare ad andare più d’accordo con i miei……… AH AH AH sì, come no…
Comincio anche già a pianificare i primi mesi dell’anno nuovo: i primi giorni di gennaio a Tarvisio con la mia mogliettina, a febbraio il compleanno di elisa, quello di Lalla, le classi aperte e le vacanze di carnevale, a marzo il musical [il che implica il ritorno a Reggio Emilia, che non so che effetto mi farà o.o], il raggiungimento della maggiore età di Fede, l’esame della patente, ad aprile la gita in Grecia… e poi, e poi, e poi niente ;P
Ma le cose che io attendo di più non sono quelle programmate come queste, per quanto belle siano, ma le sorprese e i colpi di scena, quelle cose che ti fanno restare a bocca aperta, con il cuore in gola che batte forte e l’adrenalina che scorre veloce. Queste sono le cose che mi donano la forza di vivere, perché la vita programmata in ogni dettaglio è noiosa e monotona. E per fortuna che ci siete voi che mi fate passare delle serate indimenticabili come quella di ieri tra un cane verde che esplode e uno spicchio di pizza che vola, un bicchiere di birra che si rovescia e una foto in ammucchiata sul divano. E per fortuna che ci sei tu che mi fai sentire una delle persone più fortunate al mondo, che se il mattino mi sveglio lo faccio pensando a te, che se la sera mi addormento lo faccio pensando ancora a te. E per fortuna che c’è la musica che accompagna i miei pensieri. E per fortuna che la speranza non muore mai.


E mi cibo soltanto di tenera quiete
metabolizzando una dieta da prete
Ma io dubito dubito dubito... di me
Dubito dubito... perché...
Me la leggi negli occhi qual è la mia natura
Me la leggi negli occhi tutta la mia paura
Pubblicato da Vale;) alle 14:24 | 6 commenti  
lunedì 17 dicembre 2007

ONE WAY OR ANOTHER...

one way or another...
A volte abbiamo la possibilità di scegliere, a volte le cose vanno come vogliono loro comandate da un destino che ci appare crudele. E ieri sera è stato davvero cativo, perché faceva cantare ognuno per conto suo, perché io non sentivo Ricky e Miriam che mi stavano a fianco, figurarsi i soprani che erano tutto dall'altra parte. Ma il destino è stato soprattutto cattivo con Stefano, che anche se ha rotto [e rompe] tanto le scatole, si è fato il c**o per comporre quel cavolo di Carol Medley e per farcelo imparare. Si è arrabbiato, ci ha odiati ieri sera, è rimasto deluso. Ma lo eravamo anche noi, forse più di lui perché consapecvoli e colpevoli di non aver intivato una nota.

one way or another...
A volte capita invece che la possibilità di scelta ce l'abbiamo, ma le parole escono dalla bocca troppo furiose, incontrollate, e ti verrebbe da mandare tutti a quel paese. Ed effettivamente ci manca poco, ma sai che in fondo non se lo meritano, che sei tu ad essere di pessimo umore come sempre. Quell'istinto di tacere sempre, per salvaguardare tutto quello che ti sta attorno, ancora una volta entra in azione, ed io faccio un respiro profondo e lascio passare l'acqua sotto il ponte.

one way or another...
Scelte che ti mettono fretta, che potrebbero condizionare la tua vita. La paura che il rimpianto di non provare nemmeno a continuare a studiare sia troppo grande. La volontà di buttarsi a capofitto nelle cose che viene fermata, a buon motivo, dalla ragione. Diciamo che il primo piccolo, infinitesimale, passo, è andato; ora resta la scelta più grande, a cui poi, se tutto va bene, si aggiungerà quel mio piccolo progetto iniziale che mi faceva sognare fino a qualche mese fa.

one way or another...
Ma ci sono anche quelle scelte che, anche se ti hanno fatto penare un po', ti rendono estremamente soddisfatto di te stesso. Avevi davanti un bivio, forse addirittura un trivio, ed hai deciso di affrontare la strada che forse per te non era la più facile, ma che sapresti ti avrebbe portato lontano. E così è successo, mi sono svegliata un giorno capendo che ero entrata pienamente in gioco, che grazie a te il mio cuore è tornato a battere, che ti penso sempre, che la mia giornata scorre perché so che prima o poi troveremo cinque minuti liberi dallo studio (in fondo le vacanze si avvicinano, no?=D) e potrò perdermi di nuovo in te.
Pubblicato da Vale;) alle 19:30 | 1 commenti  
giovedì 13 dicembre 2007

Canto notturno di un pastore errante dell'Asia

Stamattina mentre interrogava di inglese mi sono messa a sfogliar il libro di letteratura , praticamente per caso, ho trovato questo canto che è a dir poco meraviglioso.
Leopardi non me ne voglia se ho tolto alcuni pezzi :P


Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
la vita del pastore.
Sorge in sul primo albore
move la greggia oltre pel campo, e vede
greggi, fontane ed erbe;
poi stanco si riposa in su la sera:
altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
al pastor la sua vita,
la vostra vita a voi? dimmi: ove tende
questo vagar mio breve,
il tuo corso immortale?

Vecchierel bianco, infermo,
mezzo vestito e scalzo,
con gravissimo fascio in su le spalle,
per montagna e per valle,
per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
al vento, alla tempesta, e quando avvampa
l'ora, e quando poi gela,
corre via, corre, anela,
varca torrenti e stagni,
cade, risorge, e piú e piú s'affretta,
senza posa o ristoro,
lacero, sanguinoso; infin ch'arriva
colà dove la via
e dove il tanto affaticar fu vòlto:
abisso orrido, immenso,
ov'ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
è la vita mortale.

[…]

Pur tu, solinga, eterna peregrina,
che sí pensosa sei, tu forse intendi,
questo viver terreno,
il patir nostro, il sospirar, che sia;
che sia questo morir, questo supremo
scolorar del sembiante,
e perir dalla terra, e venir meno
ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
il perché delle cose, e vedi il frutto
del mattin, della sera,
del tacito, infinito andar del tempo.
Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
rida la primavera,
a chi giovi l'ardore, e che procacci
il verno co' suoi ghiacci.
Mille cose sai tu, mille discopri,
che son celate al semplice pastore.
spesso quand'io ti miro
star cosí muta in sul deserto piano,
che, in suo giro lontano, al ciel confina;
ovver con la mia greggia
seguirmi viaggiando a mano a mano;
e quando miro in cielo arder le stelle;
dico fra me pensando:
a che tante facelle?
che fa l'aria infinita, e quel profondo
infinito seren? che vuol dir questa
solitudine immensa? ed io che sono?

[…]

O greggia mia che posi, oh te beata,
che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perché d'affanno
quasi libera vai;
ch'ogni stento, ogni danno,
ogni estremo timor subito scordi;
ma piú perché giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,
tu se' queta e contenta;
e gran parte dell'anno
senza noia consumi in quello stato.
Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,
e un fastidio m'ingombra
la mente, ed uno spron quasi mi punge
sí che, sedendo, piú che mai son lunge
da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
e non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda o quanto,
non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
o greggia mia, né di ciò sol mi lagno.
se tu parlar sapessi, io chiederei:
- Dimmi: perché giacendo
a bell'agio, ozioso,
s'appaga ogni animale;
me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?

Forse s'avess'io l'ale
da volar su le nubi,
e noverar le stelle ad una ad una,
o come il tuono errar di giogo in giogo,
piú felice sarei, dolce mia greggia,
piú felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
mirando all'altrui sorte, il mio pensiero:
forse in qual forma, in quale
stato che sia, dentro covile o cuna,
è funesto a chi nasce il dí natale.
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domenica 9 dicembre 2007

come un pero gnocco

La realtà è ingannevole, tremendamente ingannevole, e io ci casco ogni volta come un pero. Decido di stare giù, di aspettare che quelle grandi mani vengano a raccogliermi, anche se ho capito che così non sarà, che anche stavolta dovrò stare per terra e aspettare di trovare le forze per alzarmi da sola. Nel frattempo siedo, attendo che l'erba attorno a me cresca e mi accarezzi la pelle, che qualche goccia di pioggia lavi il mio viso.
Lo sanno tutti che non esterno facilmente le mie emozioni, no? ecco, una volta che lo faccio >>patatrakk<< il pero cade giù dall'albero, prende un grosso colpo e resta lì immobile a provare ad assimilare il tutto.
Aspetto ancora, non smetto di sperare. Perché la speranza è l'unica cosa che mi tiene su.
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martedì 4 dicembre 2007

L'importanza di essere Ernesto

JACK Sono stufo dell'intelligenza. Sono tutti intelligenti al giorno d'oggi. Non si può andare da qualche parte senza incontrare gente intelligente. L'intera faccenda è diventata una calamità pubblica. Volesse il cielo che ci fosse rimasto qualche stupido.
ALGERNON Ce ne sono rimasti.
JACK Mi piacerebbe tanto conoscerli. Di cosa parlano?
ALGERNON Gli stupidi? Oh! Delle persone intelligenti, ovviamente.
JACK Che stupidi!

[Oscar Wilde, L'importanza di essere Ernesto, Atto Primo]
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domenica 2 dicembre 2007

...




siamo fatti per sbagliare, e poi tornare indietro
e desiderare sempre quello che sta dietro al vetro
ma prenditi le scarpe e riprendi la tua rabbia
e continua a cercare il tuo ago nella sabbia...



Pubblicato da Vale;) alle 12:38 | 0 commenti  
venerdì 30 novembre 2007

voglio una stufa [titolo idiota...]

Voglia di verità. Voglia di sentire il vento urlare. Voglia di guardare il mondo con occhi diversi. Voglia di capire come affrontare le cose. Voglia di distinguere il giusto dallo sbagliato, il cattivo dal buono. Voglia di conoscere gente nuova. Voglia di capire cosa il futuro vuole da me, ma soprattutto cosa io voglio dal futuro. Voglia di capire cosa e quanto devo aspettarmi dagli altri.
Stufa di aspettare sempre i comodi altrui. Stufa di arrabbiarmi con i miei genitori. Stufa di prendere a pugni l'aria perché non so dire le cose in faccia. Stufa di me. Stufa di non essere capita. Stufa di essere guardata dall'alto verso il basso. Stufa di perdere tempo. Stufa di essere così volubile.

Voglia di ricominciare tutto, ma proprio tutto, da zero.
Stufa un po' di tutto e un po' di niente.
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martedì 27 novembre 2007

ogni volta che torna sera

E ogni volta che torna sera
mi prende la paura
ogni volta che torna sera
mi prende la paura
E ogni volta che non c'entro
ogni volta che non sono stato
ogni volta che non guardo in faccia a niente
e ogni volta che dopo piango
ogni volta che rimango
con la testa tra le mani
e rimando tutto a domani


Rileggo vecchi diari e mi rallegro a rivivere vecchie scene e vecchie situazioni che avevo quasi dimenticato. Penso a quando mi divertivo con poco, a quando mi mettevo nei casini ma mi piaceva farlo, perché volevo provare a trovare una soluzione a tutto. Oggi cosa mi resta? Qualche pagina bianca di un diario che ho smesso di riempire tanto tempo fa. Con la testa fra le mani provo a buttare giù qualche riga, a riempire qualche foglio che poi andrà disperso in qualche quaderno o libro di scuola. Perché ho smesso di scrivere un diario? Forse la troppa frenesia mi impedisce di trovare il tempo per riempirlo di ricordi… Eppure quella agenda del 2006 che funge da tale è perennemente appoggiata, chiusa, sulla scrivania ad attendermi, con vicino una matita. Qualche sera mi viene la voglia di prenderla in mano, di aprirla e provare a scrivere i pensieri della giornata, ma poi ci rinuncio, troppo impegnativo concretizzarli. Allora provo a scrivere qualche racconto nato dalla mia fantasia, ma poi arrivo al punto in cui non so più come continuare, perché le aspettative non so farmele, perché non so guardare lontano.
Oggi a riempire le pagine del mio diario ideale ci sono un tramonto bellissimo, la pioggia, l’arcobaleno, una guida niente male, un gioco di parole, il Sole, una discussione, la poca fiducia in quello che dico, gli aneddoti scemi di una prof di matematica e tanto tanto altro. Ma in verità cosa resterà di questa giornata? Forse niente, forse mi tornerà in mente qualche particolare che all’inizio non mi sembrava importante, forse tutto. Solo che vorrei poter lasciare spazio per episodi più rilevanti e significativi. Come quando rivivi quei momenti che pur non avendoli scritti in un diario, ti basta pensarci su per svegliare le farfalle nello stomaco, quella sensazione così piacevole che vorresti poter provare sempre, e che ti auguri potrai provare sempre.
Non mi resta che sperare che i secondi si allunghino o che si moltiplichino, perché anche se di tempo non ne ho quasi più bisogno, non voglio che le azioni si susseguano troppo veloci perché il mio tempo di reazione è lento, anche se si sta organizzando per migliorare.
Pubblicato da Vale;) alle 21:24 | 0 commenti  
giovedì 22 novembre 2007

Mandy Moore _ Only Hope



There's a song that's inside of my soul.
It's the one that I've tried to write over and over again
I'm awake in the infinite cold.
But you sing to me over and over and over again.

So, I lay my head back down.
And I lift my hands and pray
To be only yours, I pray, to be only yours
I know now you're my only hope.

Sing to me the song of the stars.
Of your galaxy dancing and laughing and laughing again.
When it feels like my dreams are so far
Sing to me of the plans that you have for me over again.

So I lay my head back down.
And I lift my hands and pray
To be only yours, I pray, to be only yours
I know now, you're my only hope.

I give you my destiny.
I'm giving you all of me.
I want your symphony, singing in all that I am
At the top of my lungs, I'm giving it back.

So I lay my head back down.
And I lift my hands and pray
To be only yours, I pray, to be only yours
I pray, to be only yours
I know now you're my only hope.
Pubblicato da Vale;) alle 18:37 | 4 commenti  
domenica 18 novembre 2007

post veramente importante, questa volta




Quanti sono i telefoni cellulari che giacciono inutilizzati nei cassetti delle nostre case? Si tratta di oggetti che diventano rapidamente obsoleti (la vita media di un telefono mobile non supera i due anni), e quindi inutili, spesso dimenticati in un cassetto, anche perché non si sa mai bene dove buttarli. Eppure questi oggetti possono acquisire molto valore, grazie alla campagna di raccolta promossa dal MAGIS.
Nei prossimi mesi la campagna si allargherà ulteriormente, coinvolgendo istituzioni ed aziende a livello nazionale e locale ed aumentando il numero dei luoghi in cui sarà possibile depositare i propri apparecchi non più in uso, certi che dei proventi derivanti da questa operazione beneficerà chi ne ha davvero bisogno.
Ad occuparsi del recupero e smaltimento dei telefonini è Cmr Corporate Mobile Recycling Ltd, azienda del Regno Unito specializzata nel riciclo dei telefoni cellulari usati, realizzato nel pieno rispetto del quadro legislativo europeo in materia ambientale. Nel corso del 2006, centinaia di società europee hanno affidato a Cmr il riciclo di centinaia di migliaia di cellulari: tra queste, la spagnola Entreculturas, ong “sorella” del Magis nell’ambito della rete Xavier, ed Oxfam, storica ONG inglese. In entrambi i casi, la raccolta ed il riciclo dei telefoni ha consentito di sviluppare una nuova fonte di reperimento finanziario per i progetti relativi alla cooperazione e allo sviluppo.
Tornando al caso italiano, quali sono, nel dettaglio, i passaggi attraverso i quali i cellulari raccolti si trasformano in denaro da destinare ai progetti del MAGIS? A quest’ultimo compete la raccolta e la spedizione del materiale in questione a Londra: è nella capitale inglese che Cmr si occupa di separare i dispositivi ormai inutilizzabili da quelli ancora funzionanti. I primi vengono smaltiti in maniera adeguata, garantendo la corretta gestione di tutte quelle sostanze pericolose per l’ambiente. I secondi vengono riparati, se necessario, e immessi nel mercato dell’usato. In entrambi i casi, Cmr assicura al MAGIS un corrispettivo per ogni cellulare ricevuto dall’Italia.
Gli introiti ricavati da questa raccolta verranno utilizzati per finanziare alcuni progetti, a partire da due importanti iniziative in favore dell’Africa: la realizzazione di cucine solari in Ciad ed il sostegno ad un ospedale per bambini malati di Aids in Kenya.
[ulteriori info sul sito www.magisitalia.org]

La parte più importante però sta qui: uno scatolone per la raccolta dei cellulari usati c'è anche a scuola nostra, e ad occuparsene è la professoressa Zumin. La cosa che non viene specificata nel sito è che i cellulari possono essere funzionanti o meno, l'importante è che non abbiano la scheda SIM all'interno; un'altra cosa è che non serve consegnare anche il caricabatteria.
L'iniziativa mi sembra simpatica, alla fine tentar non nuoce. E anche se il progetto non andrà a buon fine almeno ci avrà liberato un po' di posto nei cassetti =)
Pubblicato da Vale;) alle 12:18 | 2 commenti  
sabato 17 novembre 2007

quel qualcosa che

I miei MA, i miei PERCHé, i miei FORSE, cosa contano? Le mie parole cosa contano? Oggi proprio niente, oggi sono vuote, sono vuota anch'io.
Piccone in latino, quasi piccone in arte. Pomeriggio vuoto.
Le ore passano lente, pesanti, ma incorporee. I pensieri mi annebbiano la mente, se n'è accorta persino mia madre, che adesso continua a fare battutine sceme, inconsapevole di farmi solo stare peggio. Non è nemmeno colpa sua in fondo, ho deciso io di dirglielo tardi; probabilmente se i suoi consigli avesse cominciato a dirmeli da subito le cose sarebbero andate diversamente, ma, ripeto, è stata colpa mia. Colpa mia, che credo che lei non possa capirmi. Ma in fondo io cosa sono in grado di capire? Pressocchè, nulla. Non so mai quanto a fondo devo buttarmi nelle cose, quanto devo aspettarmi, e mi butto sempre tanto e mi aspetto sempre troppo.
Fino a che una sera cominci a chiederti se tutto quesllo che stai facendo è giusto, e non riesci a dormire. Non ti penti di ciò che hai fatto col cuore, vero, lo confermo, però c'è qualcosa che mi manca. Quella qualcosina che.. che.. che buh, non saprei, è passato troppo tempo dall'ultima volta che ero veramente veramente felice.
Il vento che ti si infila dappertutto, che ti scompiglia i capelli, che ti fa volare lontano al tempo in cui la mente era libera. La gente mi corre attorno, frenetica, ma io oggi ho deciso di fermarmi, e non so se ho voglia di ripartire, non subito, perlomeno.
Pubblicato da Vale;) alle 20:48 | 1 commenti  
martedì 13 novembre 2007

l'isola

quando vivi navigando
tutti i porti sembrano lo stesso
e l'inverno taglia le tue vele
ma io stavo naufragando
me ne rendo conto solo adesso
che risento il sangue nelle vene
e sabbia calda sotto me


Aprile 2007, il giorno non me lo ricordo. Rossetti. Il solito concerto al Rossetti: un casino. Paura, emozione, Ricky che sta male. Fede, David, Alex, ve la ricordate la voce di Ricky che durante la prova generale fa “non mi sento troppo bene”, noi ci giriamo e lui è bianco come uno straccio? Mamma che ansia che ci aveva messo… E poi le parti che nessuno sapeva veramente bene, io men che meno. Le sciarpe rosa, il clarinetto, la chitarra, Matteo. Stefano. Il microspogliatoio, le scale, il palco, il sipario sempre aperto. L’isola e i Neri per Caso. L’isola che non c’è e Bennato. E poi noi, che a confronto non eravamo nessuno XD

apro gli occhi e vedo un'isola
(un'isola)
forse questa è la mia isola
(la mia isola)

Marzo 2005, 29, me par, diremo la notte tra el 29 e el 30. Parma e dintorni. Notte, sonno, felicità. Un messaggio felice, una me felice. Il mio letto occupato, un poggia-valigie scomodo, due materassi per dormire in 4. No grazie. Il letto libero di Matteo, la comodità di un letto solo per me. L’accoglienza di un amico, il prof che non deve scoprirmi. L’alba del 30, la più bella alba fino ad oggi. Il ritorno in camera scalza, il perdersi per l’albergo alle 6 di mattina.

che dolce isola è
sulle carte non c'è
che dolce meta per me
e in cielo batte un sole vero
che dolce isola sei
io mai ripartirei
che dolci notti darai
in pieno mare c'è un tesoro


Luglio 2007, 22 e non solo. Grado. La mia mogliettina, casa sua. Le lunghe chiacchierate a mollo. Il sale, la sabbia, il tennista. Il Ventidue. Chiara. Chiara e le foto al tennista. Il bagnino patato e il far finta di annegare per attirare l’attenzione del bagnino. Il bagnino che quasi ci tira sotto con la sua barchetta. I dubbi e le paure, il sole e le risate. I costumi a fascia, gli smalti brillantinosi, le cover dei cellulari brillantinose. La Luna che sparisce dietro l’orizzonte.

quando vivi navigando
solo sale ti rimane addosso
la tempesta gonfia le tue vele
navigando mi domando
se fuggivo solo da me stesso
se potevo stare così bene
la risposta adesso c'e'

Agosto 2006, una settimana da Dio. Spello, Assisi, Loreto. Pellegrinaggio. La notte in treno, Venezia di notte, Bologna di notte, Spello all’alba. Amelia, il centro di recupero di Don Pierino Gelmini, i ragazzi e le loro testimonianze. Le lacrime, le tante lacrime, la vocazione. I sorrisi sinceri, le chiacchierate sincere, gli abbracci sinceri. Addormentarsi ovunque, non dormire mai. La notte di San Lorenzo, neanche una stella cadente, nessun desiderio da affidare al cielo. Tanti desideri realizzati nell’arco della settimana, lo stesso, in barba alle stelle.

ogni uomo cerca un'isola
(un'isola)
ad un uomo basta un'isola
(la mia isola)

Ottobre 2007, 14. Stardust. L'isola.

che dolce isola sei
io mai ti lascerei
che dolce acqua mi dai
ed in petto batte un cuore vero
che dolce isola sei
io mai ripartirei
che dolci notti mi dai
è in pieno mare il mio tesoro
Pubblicato da Vale;) alle 22:45 | 3 commenti  
sabato 10 novembre 2007

scene vissute a rallenty

Come quando una prof di lettere lancia i dadi per estrarre le prossime due vittime sacrificali da interrogare, e Fede e Giugiu percepiscono ogni movimento del dado, che salta e rimbalza, creando ogni volta un rimbombo nella loro mente, fino al decreto finale. Un po' di paura, in qugli interminabili attimi in cui la prof non si decide a parlare. Poi scoprono che non solo loro e il tempo riprende ad andare avanti al tempo normale.
Come quando una Honda Civic blu del 2000 non rispetta una precedenza e prosegue inesorabile. Bene, mentre il sole mi abbaglia riflettendosi sulla carrozzeria, ho il tempo di pensare a come reagire: se inchiodo faccio un volo, se non provo a frenare faccio comunque un volo, se sterzo per evitarla vado addosso ad altre macchine, non mi resta che cercare di ridurre al minimo la velocità dell'impatto. Così faccio, e un secondo dopo, accompagnata dall'esclamazione di una vecchietta (che poi però non oserà avvicinarsi), "oh mamma...", senza rendermene conto, sono per terra. Il mondo, dopo essersi fermato per lasciarmi riflettere, ricomincia a girare, forse troppo veloce, ma deve recuperare i giri persi per avermi farmi un favore.
Come quando, mentre sei circondata dalla folla, lo vedi: è lì che aspetta te. In quei pochi metri che vi separano provi a pensare alla frase meno scema da dire, anche se sai che sarà difficile trovarne una; nella mente ti passano mille possibili argomenti di conversazinoe che poi, naturalmente, svaniscono. Allora che fai? Sorridi e dici semplicemente "Ciao!". E il cuore ricomincia a battere a velocità normale, anche se qualche volta dà qualche accelerata.
Come quando, per togliere quel benedetto rumore bianco, canti e ricanti e canti di nuovo, fino a che resti senza fiato. Mentre pronunci quella O studi la posizione giusta del diaframma, pensi che la nota deve passare dietro e uscire da sopra la testa: ma quando ti sembra di arrivarci, resti senza fiato, e quella che per te era un'eternità, è nulla a confronto del fiato degli altri che vanno ancora avanti. Sto giro il rallenty è durato particolarmente poco LOL
Pubblicato da Vale;) alle 18:23 | 5 commenti  
lunedì 5 novembre 2007

cambia tutto in un secondo

E una sera ti sembra di essere tornata quella di prima, quella che va d'accordo col direttore di coro, quella apatica, quella a cui non interessa saltare un'interrogazione perché tanto "il professore capirà", quella che preferisce la solitudine alla massa, il silenzio alle parole inappropriate. E' da ieri sera che è venuta a farmi visita una me vecchia, che avevo abilmente messo da parte dopo tante delusioni e arrabbiature, che credevo non esistesse più. Invece no. Stamattina non mi dava pace, mi tormentava, come qualcosa di alieno dentro di me, che poi tanto estraneo non è; non avevo mai imparato a conviverci con questa vecchia me, e neanche oggi ci riesco. Ieri sera ho provato a convincermi che fosse solo un po' di mal di testa, un innoquo mal di testa. Oggi provo a pensare che sta soltanto cambiando il tempo, che è un fattore esterno a me, però un po' di paura c'è lo stesso.
E' inevitabile però fare un confronto con quella che ero prima.. un po' meno allegra, un po' più innoqua. Ho sempre odiato la me stessa precendente alla versione moderna, non riuscivo mai ad essere pienamente onesta, vera.
Se i mie pensieri già di suo corrono veloci, oggi in testa ho tutto un vorticare. Riesco a malapena a raggiungerne uno che questo scappa e si fa largo un altro, poi un altro e un altro ancora. Ero tentata ad andare a buttarmi sul molo Audace oggi, a distendermi a pancia in su, condividere i miei pensieri con le nuvole, cercare qualche risposta ai miei mille dubbi, ma poi ho pensato che ci sono questioni ben più importanti delle mie insulse scorribande mentali, ci sono i compiti di matematica per domani. In fondo, che importanza hanno i miei progetti per un futuro che non vede oltre il proprio "naso dei due giorni dopo", messi a confronto con la stupida donna che ci insegna la matematica? Nessuna.
Forse ho soltanto un po' [tanta] paura, di tutto.
E cambia tutto in un secondo.
Pubblicato da Vale;) alle 15:56 | 3 commenti  
giovedì 1 novembre 2007

mani

giorno per giorno
sempre ballando
non prendere mai questa vita
nè poco nè troppo sul serio
vento per vento
a favore oppure contro
cosa c'è di male in fondo
a vivere?


Mi guardo le mani, cos'hanno di speciale oggi? Mi sembrano diverse... Non so, la sinistra ha le solite due cicatrici dell'incidente sul dorso e in più una macchietta bianca su un'unghia; la destra ha un'altra macchietta bianca e niente più, sembra. Entrambe hanno le dita storte e le palme grandi da "scarigador de porto" (non mi ricordo neanche più chi le aveva definite così). E poi c'è il solito tremore che non le abbandona mai. Mi piacciono, anche perché così non sembrano delicate, indifese e impaurite, ma un po' più "dure". Sarà che ho una certa fissazione con le mani (non solo con le mie, ovvio), sarà che mi piace un sacco guardarle, osservarne i movimenti, sentirne il calore, la differenza di temperatura dalla palma alle punta delle dita. Le mani parlano, un po' come i respiri e i sospiri: aiutano la mente a lavorare. Le mie mani non stanno mai ferme, sarà forse che penso troppo?
Mani nervose che sudano, mani impaurite che tremano, mani insicure che temporeggiano, mani artistiche che disegnano e che scrivono, mani calde che lavorano, mani grandi che accarezzano, mani bambine che giocano, mani curiose che esplorano.
Chissà se dalle mie mani, dai loro movimenti, si riesce a capire il mio stato d'animo. Chissà se, quello che non riesco a dire a parole, esce da qualche altra parte sotto qualche altra forma: da una sgurado, da un movimento del capo, da una carezza. A volte mi sembra di sì, a volte di no. Eppure sento come un senso di torpore, è come se le mie mani oggi non si fossero svegliate. Le guardo mentre si muovono quasi da sole, quasi in un sogno.


giorno per giorno
sempre saltando
il cielo non tiene la terra
decide che siamo pesanti
vento per vento
a favore oppure contro
cosa c'è di male in fondo
a vivere?





Nonna, com'erano le tue mani? Erano grandi o piccole? Sicure o insicure?
Non ti ricordo quasi più, sai? Dodici anni sono tanti e io ero tanto piccola, non mi sarei mai immaginata che te ne saresti andata così velocemente da me, da tutti noi. Se l'avessi saputo avrei cercato di stampare meglio la tua immagine nella mia mente, per non dovermi rifare a delle fotografie per ricordarmi del tuo bellissimo sorriso, dei tuoi grandi occhi che non mi perdevano di vista un attimo.
Le tue mani mi sorreggevano se cadevo, mi accarrezzavano se mi facevo male, mi asciugavano le lacrime quando ero triste.
Vorrei che tu fossi qui con me adesso, ad asciugare, come una volta, le lacrime che salgono ogni volta che ti penso. Ogni volta che ti penso mi viene un nodo in gola e respiro a fatica.
Mi manchi.
Pubblicato da Vale;) alle 15:35 | 3 commenti  
lunedì 29 ottobre 2007

grazie Vasco

Vivere
è passato tanto tempo
Vivere!
è un ricordo senza tempo
Vivere!
è un po' come perder tempo
Vivere.....e Sorridere!
VIVERE!
è passato tanto tempo
VIVERE!
è un ricordo senza tempo
VIVERE!
è un po' come perder tempo
VIVERE
e sorridere dei guai così come non hai fatto mai
e poi pensare che domani sarà sempre meglio
OGGI NON HO TEMPO
OGGI VOGLIO STARE SPENTO!
Vivere!
e sperare di star meglio
Vivere
e non essere mai contento
Vivere come stare sempre al vento
VIVERE!... COME RIDERE!!!
VIVERE!
anche se sei morto dentro
VIVERE!
e devi essere sempre contento!
VIVERE!
è come un comandamento
VIVERE... o SOPRAVVIVERE
senza perdersi d'animo mai
e combattere e lottare contro tutto contro!
OGGI NON HO TEMPO
OGGI VOGLIO STARE SPENTO!
VIVERE
e sperare di star meglio
VIVERE VIVERE
e non essere mai contento
VIVERE VIVERE
e restare sempre al vento
VIVERE.....
e sorridere dei guai proprio (così) come non hai fatto mai
e pensare che domani sarà sempre meglio!!!!!
Pubblicato da Vale;) alle 19:26 | 0 commenti  
domenica 28 ottobre 2007

Stringimi le mani _ G. Morandi

dentro era buio
neanche uno spiffero un taglio di luce
una lampada spenta oscillava da sola in cantina
e le gambe bellissime e forti tremavano,
e niente sembrava più come prima.
pensa se fosse possibile alzarsi e volare lontano da qui
pensa se fosse così..

I sogni alle volte sono meglio della realtà, a volte peggio. Quello di questa notte era il classico "meglio" che quando la mattina ti svegli, rimpiangi di non esser andata avanti a dormire. Uno di quei sogni che ti resta impresso tutto, dalla prima all'ultima scena, mi ricordo persino le parole.
So che potrà sembrare una scemenza, ma alle volte credo che la comparsa di certe persone nei sogni non sia qualcosa di casuale: cioè, perché proprio lui è venuto a dirmi quelle parole? Probabilmente perché, come nella realtà, se me le avesse dette qualcun altro non gli avrei dato ascolto. allora vuol dire che i sogni sono un luogo d'incontro, sono una sostituzione temporanea della realtà?
Meglio ancora sarebbe se fossero una sostituzione della realtà e basta, almeno a volte.

stringimi le mani, fuori batte il vento,
vieni alla finestra che stanotte cambia il tempo.
stringi le mie mani, non aver paura,
lascia indietro il fondo dove l'acqua è fredda e scura.
e ti aprirò il mio cuore come una casa al mare
se tu vorrai restare

Ieri sera non riuscivo neanche ad addormentarmi, luce accesa ed mp3 nelle orecchie per riuscire a trovare un'ispirazinoe a qualcosa, a qualsiasi cosa. Poi quel sogno.
stanotte cambia il tempo, canta Morandi; cambierà anche per me? Sarà l'ora di una svolta? Riuscirò finalmente a combinare qualcosa? Troppe domande e poche certezze: odio il "carpe diem"! Perché il corpo non reagisce ai miei ordini? Perché quell'impulso che parte dal mio cervello ed è diretto alla mano si perde per strada?
Pensa se fosse così...

dentro era buio e la solitudine prende alla schiena
e ti inzuppa le ossa una fredda foschia
e gli occhi, i tuoi occhi amarissimi asciutti pregavano
lasciami solo un minuto, vai via.
pensa potessimo nascere ancora, pensa se fosse così
l'aria è freschissima fuori di qui.

Però stamattina il Don ha detto una cosa saggia, cioè che vivere in un sogno non vuol dire non svegliarsi prima o poi. E una volta aperti gli ochi ci si ritrova davanti la realtà così com'è, tutto il contrario di quello che stavamo vivendo noi. Però il sogno di stanotte era così bello, non è facile distaccarsene. La soluzione sarebbe riportare il sogno nella quotidianità... fosse facile... So solo che se quell'impulso giungesse a destinazione la realtà sarebbe dieci volte meglio.
Ora chiudo gli occhi e sogno e prego, perché so che il tramite tra sogno e realtà l'ho già trovato.

stringimi le mani
fuori passa il vento
vivi ogni minuto come fosse tutto il tempo.
stringi le mie mani non aver paura
per poter volare basta un soffio d'aria pura.
spalancherò il mio cuore che sia amicizia o amore
ti potrai abbandonare....
stringo le tue mani tra le mie
ti aspetto nel mio cuore
che adesso fuori piove
e si può respirare....

[e vaffanc*lo, adesso fuori piove, sì che piove!!]
[Stringimi le mani _ Gianni Morandi]
Pubblicato da Vale;) alle 12:14 | 3 commenti  
venerdì 26 ottobre 2007

primo nuovo intervento

esordisco con un intervento che avevo già postato nel vecchio blog [che quelli scemi di MSN si sono mangiati senza darmi una spiegazione, che rabbia]. mi scuso se non sono stata capace di creare un nuovo intervento per il nuovo blog, ma sono troppo incasinata, e oggi anche particolarmente incazzata...
vale;)



Nessuno sa che esisto.
DIO
Dov'è casa mia? Sono solo... C'è qualcuno con me? Per me?
Bocca, cuore, gente, asfalto, passi lesti, verde, rosso, cielo, volo, bancarelle, corri, spera, affanno, ferma tutto...
Dov'è casa mia? Sono solo... C'è qualcuno con me? Per me?
Ma se fossi io a sbagliare le domande, Dio?
"Fai di me la tua casa, perché anche i più lontani possano essere dimora di Dio. Anche Maria è una donna delle periferie."
Eppure, l'umile "sì" di quella giovane donna in quella casa di periferia, ai margini della società, aprì le porte della salvezza dell'umanità. Case, gente, volti, voci, mani tese, cuore, aria, occhi...
Qui c'è Amore!
Ed io non mi sento più solo. Io non sono più solo. Io ho una casa: è qui, è qui, è qui. E tutti noi abbiamo una casa, qui, a Loreto: pietre che ci raccontano anche la povertà.
Lassù, nel santuario, ci sono poche pietre: formavano la casa di Maria a Nazareth, la casa nella quale entrò l'angelo Gabriele per portare la grande notizia a una giovane ragazza. Pensate - un po' smarrita - Dio voleva diventare suo figlio. E questa è proprio la casa in cui Maria ha pronunciato "il Sì", la casa in cui pare di sentire i passi delicati di Maria, la voce di Giuseppe, di Gesù, i respiri di milioni di pellegrini che per lunghi sei secoli sono entrati dentro queste mura.
Qui, sotto questa curva di cielo, a guardarci la vita, dentro le mani vuote, qui, in questa piazza di tutti, in questa via di nessuno, cerchiamo parole solo per far sognar qualcuno.

--

Grandi e sublimi, distruttrici, vittoriose, felicità e infelicità, invocati o no, fanno il loro solenne ingresso. Ornano e rivestono coloro che copiscono di gravità e sacralità. La felicità è ricca di spavento, l'infelicità di dolcezza; indivise sembravo venire l'una e l'altra dall'eterno, grandi e terribili ambedue.
Non riesco a capire dove sta il bene e dove sta il male.
Il bene e il male si confondono, ci confondono.
Ci confondono con la loro piacevolezza, ma il vero piacere io non lo trovo più.
Sono due facce di me.
Ogni volta che voglio fare il bene, trovo in me soltanto la capacità di fare del male. Chi mi libererà?
Ogni volta che voglio fare il bene, trovo in me soltanto la capacità di fare del male. Sono veramente ciò che gli altri dicono di me? O sono soltanto quale io mi conosco?
Inquieto, pieno di nostalgia, malato, come un uccello in gabbia, affamato di colori, di fiori, assetato di parole buone, di compagnia.
Tremante di collera davanti alle offese, agitata per l'attesa di grandi cose.
Stanco.
Preoccupata.
Stanco e vuoto nel pregare, nel pensare, nel creare. Spossato e pronto a prendere congedo da ogni cosa.
Chi sono dunque? Oggi sono una, domani l'altra. Chi sono?
Davanti agli uomini sono un simulatore. Davanti a me stesso sono uno spregevole vigliacco.
CHI SONO?
Chiunque io sia Tu mi conosci.
Chiunque io sia Tu mi conosci.
Pubblicato da Vale;) alle 16:25 | 2 commenti  
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